Passeggiata naturalistica all’isola di Mal di Ventre

Vivi una giornata in un paradiso naturale fuori dal mondo.

𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟭𝟰 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 affidati all’esperienza di 𝗕𝗲𝘀𝘁 𝘀𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶𝗮 𝘁𝗼𝘂𝗿 per visitare e conoscere i segreti dell’isola  disabitata di 𝗠𝗮𝗹𝘂 𝗘𝗻𝘁𝘂 nell’ area marina protetta “𝗣𝗲𝗻𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗶𝗻𝗶𝘀”. Dopo la piccola traversata in gommone  circa 5 miglia si potrà scegliere se visitare l’isola oppure stare sdraiati in una delle tante calette  di sabbia bianca come Cala Valdarno o Cala dei Pastori in perfetto relax. Lungo il periplo dell’ isola si potrà certamente perdere la vista nell’incanto della natura, del connubio di terra e acqua cristallina con colori suggestivi.


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Punta Cartucceddu è il grande buco lavico

𝗣𝗮𝗻𝗼𝗿𝗮𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗲 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗻𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮 𝗺𝗲𝗿𝗮𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮.

Cammina con noi di #BestSardiniaTour, 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟵 𝗚𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟰 .
Vi accompagneremo nella costa orientale, da 𝗖𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶, quindi lungo un sentiero che sovrasta il mare verso 𝗦𝗮 𝗣𝗲𝗿𝗱𝗮 𝗦𝘁𝗮𝗺𝗽𝗮𝗱𝗮, da qui la vista sul mare cristallino sarà eccezionale e ci accompagnerà sino ad immergerci nella vegetazione del 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗙𝗲𝗿𝗿𝘂, per raggiungere poi 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗖𝗮𝗿𝘁𝘂𝗰𝗲𝗱𝗱𝘂 una roccia di porfido rosa che imponente emerge dalla folta macchia.

Dopo la meritata pausa si farà ritorno al punto di partenza per un bel tuffo nelle acque di 𝗖𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶.


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Miniere nel blu canal grande e porto sospeso

Cammina con noi di #BestSardiniaTour 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟬𝟮 𝗚𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟰, percorreremo la quarta tappa dell’ trekking 𝗠𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗕𝗹𝘂.

Preparate i vostri occhi ad ammirare la bellezza che questo tratto di costa ci offre. Ammireremo dall’ alto il faraglione più alto di tutta Italia!!! 𝗣𝗮𝗻 𝗱𝗶 𝗭𝘂𝗰𝗰𝗵𝗲𝗿𝗼, toccheremo il mare nel 𝗖𝗮𝗻𝗮𝗹 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲, cammineremo immersi nella macchia mediterranea apprezzando i suoi profumi è i suoi colori. Raggiungeremo poi 𝗖𝗮𝗹𝗮 𝗗𝗼𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 dove dopo un bel tuffo nelle sue acque cristalline potremo consumare il pranzo è rilassarci in tutta tranquillità.

Dopo la meritata pausa si farà ritorno in minivam al punto di partenza per la visita ad una ardita opera a mezz’aria sul mare cristallino, 𝗣𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗙𝗹𝗮𝘃𝗶𝗮, un porto sospeso!!!!



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Grotte, passaggi segreti e mare turchese a Baunei

𝗣𝗮𝗻𝗼𝗿𝗮𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗲 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗻𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮 𝗺𝗲𝗿𝗮𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮.

Questa volta, 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟭𝟴 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, vivremo insieme una cena è una notte conviviale in uno dei cuili piu’ ospitali di Baunei.
𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟭𝟵 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, dopo una appetitosa colazione, 𝗕𝗲𝘀𝘁 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗶𝗮 𝗧𝗼𝘂𝗿 vi porterà nella piccola spiaggia di 𝗖𝗮𝗹𝗮 𝗠𝘂𝗱𝗮𝗹𝗼𝗿𝘂, regalandovi, durante tutto il percorso, paesaggi letteralmente mozzafiato. Questo è fra tutti, il più fantastico trekking del Supramonte di Baunei che percorre, al rientro, tutto il canalone raggiunto percorrendo un famoso 𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼𝗻𝗲. Questo passaggio rappresenta un ripido è nascosto transito che ci permette di accedere al baccu dall’alto. A differenza degli altri BACCUS, questo ha una lunghezza minore, ma un carattere selvaggio e impervio che rappresenta per certi versi la natura più selvaggia di tutto il territorio di Baunei, tra grotte e cuili.


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Tra Nurre e Cuili lungo una candida roccia calcarea

Percorso immerso in un immenso spazio calcareo, dove i panorami difficilmente posso lasciare indifferenti. Percorreremo il punto più alto della bastionata calcarea che chiude a nord la catena montuosa del Corrasi. Visita al tipico cuile dei pastori del Supramonte sarà d’obbligo. Non potremmo farvi perdere l’avvicinamento ad una delle più famose “ nurre”, di cui l’intero Supramonte è pervaso. Altri interessanti dettagli ci accompagneranno lungo il cammino per stupirvi.

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Domenica di trekking e tuffi a Cala Goloritzé

Splendido e suggestivo itinerario che, dall’impervia roccia di Punta Salinas ci permette una spettacolare veduta panoramica su Cala Goloritzé. Questo lembo di spiaggia è  una delle meraviglie dell’intero golfo di Orosei che, con Punta Caroddi a picco sul mare e il suo arco naturale rendono questa piccola cala una delle tante meraviglie del territorio di Baunei. Monumento naturale della regione Sardegna dal 1993 questa località può essere raggiunta solamente a piedi.  Si può decidere di percorrere un anello oppure rientrare per lo stesso percorso dell’andata. Visiteremo i vecchi ovili dei pastori del Supramonte fino ai sentieri dei carbonai.

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Il Popolo Sardo In Piedi: L’Olivastro di Luras

La Sardegna ha un tesoro poco conosciuto: una distribuzione di “monumenti verdi” certificati a livello nazionale, che danno alla nostra Isola un patrimonio naturale, ma anche storico-culturale e collettivo, di grande valore identitario.  L’Olivastro di Luras, il patriarca della natura così nominato, partecipa alla competizione europea della Giant Trees Foundation. In Sardegna l’ulivo di Luras viene chiamato anche “S’ozzastru” (oppure “uddhastru” o “addhastru” “olivastro”). Siamo in Gallura, nella suggestiva località di Santu Baltolu, dove si trovano le radici e le chiome che hanno fatto la storia di questa terra.

Il nostro L’olivastro nato da seme, ad oggi misura 14 metri di altezza, 1154 centimetri di circonferenza a petto d’uomo e la chioma ricopre 600 metri quadrati di superficie. Questa specie di olivastro, non produce con regolarità i caratteristici anelli annuali e le varie tecniche di indagine possono solo consentire stime più o meno attendibili. L’università di Sassari ha documentato un’età che va da 3000 /4000 anni. Ecco cosa si legge in merito a questa splendida ricchezza: “Altezzoso e maestoso, l’olivastro si erge verso il cielo con i rami amplessi e imponenti creando una visione spettacolare”. E ancora: “Ogni dettaglio dell’olivastro millenario è unico e suggestivo: dalle radici che affondano profondamente nel terreno, testimoni del suo forte attaccamento alla terra, ai rami che si sviluppano in varie direzioni, creando un effetto scultoreo incredibile.” 

Pare che in passato, gli abitanti del luogo credessero che gli spiriti maligni trovassero rifugio sotto di lui, chissà quante storie potrebbe narrarci se potesse parlare! L’Olivastro, simbolo di resilienza e continuità, vittoria, forza, purificazione e pace, non è solo rappresentativo dell’identità della comunità di Luras, ma anche richiamo per gli amanti della natura di tutto il mondo. L’olivo è il simbolo della pace, creato da Minerva e posto come emblema sull’elmo della dea bellicosa, ma anche saggia. Giovani Pascoli e altri Poeti scrivono versi e lodi per fortificare il valore dell’ulivo in generale, ve ne propongo alcuni versi:

Quante cose saprai, tu che non cedi
da trecento e piú anni, o fosco olivo…
…Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi;
e sei solo per questo ancora vivo.

Visto che la Sardegna ricopre una vasta superficie sono presenti altre piante monumentali, ve ne segnalo tra le più grandi:

Sa Reina olivo di Villamassargia

“Sa Reina”, “La Regina” in lingua sarda. Il suo tronco alla base misura ben 16 metri di diametro e la sua età stimata si aggira tra gli 800 e i 900 anni, forse più.

Sa Tanca Manna Olivo di  Monti Ferru

L’olivastro, alto 16 metri e con un fusto di circa 10 metri di circonferenza, è registrato nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia ed è conosciuto come l’olivastro di Tanca Manna, dal nome della località vicina a Cuglieri in cui si trova, in provincia di Oristano. Scampato ad un grosso incendio circa due anni fa, l’olivo proprio qualche giorno fa ha dato segnali di vita. Infatti, si vedono nuovi germogli e alcuni polloni, cioè dei piccoli rami che crescono alla base degli alberi; la capacità di resilienza di una pianta millenaria, tuttavia, è comunque un segnale importante, che può essere di buon auspicio per la popolazione.

Vi auguriamo una buona lettura, un abbraccio dall’Olivastro.

Autore: Elisa Sassu e Ferrer Agus

Il Popolo Sardo In Piedi: Il Ginepro

Il suo nome scientifico è Juniperus phoenicea. Il nome “juneprus” indica il sapore aspro dei frutti, mentre “phoenicia” significa rosso porporino, ed è riferito al colore delle coccole, le bacche, mature. 

Il nome Ginepro Coccolone deriva dalla produzione di grezze drupe chiamate “coccole”. Le bacche sono un ottimo alimento per volpi, mustelidi ed uccelli.

La presenza dei Fenici in Sardegna è testimoniata in mille modi e in molti pensano che anche il ginepro fenicio, “Zinniberi Burdu” in sardo, si chiami in questo modo perché portato qui, da quell’antica civiltà del Mediterraneo Orientale, in realtà in questo caso non è vero Si tratta di un alberello o arbusto sempreverde, alto da 1 a 6 m, vive a lungo fino a raggiungere un’età secolare e dimensioni notevoli. Nell’Isola se ne contano alcuni che hanno ottenuto il riconoscimento di “Alberi Monumentali“.

Più frequentemente si trova sui calcari della zona centro-orientale. La corteccia ha un colore bruno-rossastra e delle fessure poco profonde e allungate. Le foglie sono verdi e squamiformi di 1-2 mm di lunghezza, sono disposte come delle tegole (embricate) a formare un rametto. I fiori maschili giallastri, e i femminili verdi, nascono su piante diverse. Fiorisce a marzo-aprile e i frutti, galbuli o coccole (pseudofrutto tipico dei ginepri, dove squame carnose avvolgono i semi. Spesso col tempo assumono una forma contorta e strisciante. 

Dalla distillazione del legno si ottiene un olio particolare utile soprattutto per curare le affezioni della pelle mentre in veterinaria per combattere la scabbia e le ulcere dei bovini. Con i galbuli si preparano marmellate e conserve. Facendo macerare galbuli, interi o frantumati, in acquavite o alcool si preparano liquori (da tavola o anche medicinali). Osservate con attenzione l’originalità di certi alberi e il coraggio di tanti altri: il vento non è il loro nemico, è il loro parrucchiere, e ha prodotto capolavori. Offrono una prova di forza straordinaria, e una lezione per tutti noi, convinti che chi è forte non debba cambiare, a costo di spezzarsi. I ginepri sono fortissimi perché si piegano, si adattano, cambiano, soffrono. E non si spezzano quasi mai. Ci sono anche bei ginepri arborei nelle vicinanze. I tronchi di questi alberelli, che normalmente sono solo arbusti, vengono usati dai pastori per la copertura a cono della loro abitazione denominati Cuili.

Vi auguriamo una buona lettura, un abbraccio dal Ginepro.

Autore: Elisa Sassu e Ferrer Agus

Il Popolo Sardo In Piedi: Arbutus Unedo

Arbutus Unedo, nome scientifico del Corbezzolo dove “ar” sta per aspro e “butus” significa cespuglio. Spesso il corbezzolo assume portamento arboreo raggiungendo anche 10 metri di altezza.

Le foglie sono persistenti e coriacee, con il margine dentato, color verde scuro e lucide nella parte superiore e verde chiaro inferiormente I fiori sono bianchi e campanulati, formati da un piccolo calice, larghi 5-10 millimetri. Il frutto è rappresentato da una bacca globosa e carnosa e granulosa, di colore rosso.

 Il Corbezzolo fiorisce in autunno-inverno (settembre-dicembre) e fruttifica da agosto a novembre dell’anno successivo, si presentano quindi contemporaneamente i fiori e i frutti. Infatti, lo stesso albero ospita contemporaneamente fiori e frutti maturi, per il particolare ciclo di maturazione, dato che la pianta fiorisce nell’epoca di maturazione dei frutti prodotti dalla fioritura dell’anno precedente. Del Corbezzolo si utilizzano le foglie, le radici e i frutti. La fronda recisa con i frutti immaturi viene utilizzata per decorazioni ornamentali mentre il legno è adatto per la lavorazione al tornio.

 In Sardegna è particolarmente conosciuto per la produzione del tipico miele amaro dalle proprietà antisettiche e per la cura delle affezioni bronchiali. Nel nostro paese l’arbusto è conosciuto anche come la “pianta di Garibaldi” per via dei colori che richiamano la bandiera italiana: il verde delle foglie, il bianco dei fiori e rosso dei frutti.

Vi auguriamo una buona lettura, un abbraccio dal Corbezzolo.

Autore: Elisa Sassu e Ferrer Augus

Il Popolo Sardo In Piedi: Foresta di Tuviois

Un posto raro e straordinario, un gioiello nascosto del Gerrei, il sito di Tuviois è forse l’unico esempio presente nel Sarrabus di foresta vetusta, relitto di foresta vergine e indisturbata, non lontano dalla pianura urbanizzata, miracolosamente scampata alle ingiurie dell’uomo. Le foreste in ambito mediterraneo e, in particolare, in Sardegna sono state per secoli oggetto di disboscamento.

La Foresta di Tuviois graziata dalla presenza di “cussorge” (figura giuridica affine agli usi civici), esercitate “uti singuli” da alcune famiglie sinnaesi. Infatti le famiglie sinnaesi, in particolare, curavano il loro pezzo di terra proteggendolo da eventuali interventi esterni dell’uomo.

Si penetra nel cuore del bosco tra ruscelli e lecci secolari, sughere, filliree (particolare pianta della macchia mediterranea) e altre piante come l’euforbia, pianta maggiormente citata da Grazia Deledda nel suo celebre romanzo Canne al vento.

Euforbia

Pianta tipica delle zone tropicali dell’Africa e dell’America, ma negli ultimi anni si è diffusa anche in Europa. Una delle caratteristiche tipiche è la presenza di un fiore femminile circondato da un insieme di fiori maschili. Si tratta quindi di fiori unisessuali.

Sughere quercia sempreverde

Pianta spontanea in un vasto territorio, oggetto di coltivazione esclusivamente ai fini della produzione del sughero “gentile”. 

La foresta di Tuviois presenta anche una storica attività mineraria che prende il nome “Via dell’Argento”. I primi lavori minerari vennero effettuati nel 1867 da imprenditori Sardi e Liguri, che estraevano galena e argentite, vi sono ancora visibili diversi pozzi estrattivi.

Vi auguriamo una buona lettura, un abbraccio dalla Foresta di Tuvios.

Autore: Elisa Sassu e Ferrer Agus